CHI È E COSA FA LO PSICOLOGO?

LO PSICOLOGO TRA IL SAPERE, IL SAPER FARE E IL SAPER ESSERE.

 

Quando cerchiamo qualcuno a cui affidare noi stessi per trovare una soluzione al nostro disagio è probabile che pensiamo a una persona capace di accogliere la nostra richiesta di aiuto, di comprenderla e di offrirci la speranza di cambiare. Qualcuno che ci aiuti, che si prenda cura di noi, che ci senta. Qualcuno che sia capace di cum-patire, di soffrire con noi, di non lasciarci soli. Qualcuno la cui professionalità trapeli dal modo con cui egli si rapporta a noi, dal modo in cui ci parla, ci guarda, ci ascolta, ci accoglie. Qualcuno che ci aiuti a capire perché stiamo male, perché siamo imbrigliati in situazioni dolorose da cui non riusciamo a uscire e che ci aiuti a sciogliere i nodi che ci tengono legati a quella sofferenza. Qualcuno con cui poterci permettere di stare a contatto con le nostre emozioni e utilizzarle come importanti risorse per il cambiamento. Qualcuno che ci fornisca nuovi punti di vista da cui osservare ciò che ci capita e che veda oltre ciò che sappiamo e mostriamo di noi stessi. Lo psicologo non è una persona che fa (solo) del buon senso e del buon cuore gli strumenti del proprio agire, né tanto meno una persona in possesso di qualche tecnica “magica”, universale e certa. Egli possiede una specifica formazione -personale e professionale- che gli ha permesso di acquisire le competenze (tecniche e relazionali) per calarsi nel mondo interno dell’Altro, comprenderlo e individuarne il nucleo disfunzionale nell’intento di ridurre o eliminare gli ostacoli alla sua maturazione. La competenza tecnica del terapeuta, fondamentale per l’efficacia del suo intervento, si affianca a un’altrettanto imprescindibile capacità relazionale, difficilmente definibile e oggettivabile ma assolutamente tangibile per il paziente; grazie all’integrazione di queste due componenti è possibile per il terapeuta calarsi nella realtà psichica del paziente per comprenderlo e offrirgli nuove chiavi interpretative capaci di generare un cambiamento profondo. Se il “sapere” dello psicologo non è costituito solo dalla formazione teorica che si traduce nel suo “saper fare” quanto principalmente dal suo “saper essere”, è necessario che egli abbia famigliarità prima di tutto con il proprio mondo interno: la formazione personale del terapeuta serve proprio a permettergli di lavorare su di sé, sui propri drammi esistenziali e sulle proprie ferite per poter meglio riconoscere, accogliere e contenere quelli del paziente. Non a caso si parla di psicologo come “guaritore ferito”: una persona che per potersi prendere cura della sofferenza dell’Altro ha dovuto prima di tutto riconoscere e accogliere la propria.