LEGGERE INSEGNA A VIVERE

Al di là del suo contenuto ogni libro è un incontro, una relazione e, infine, una separazione.
Quando apro un nuovo libro di un autore diverso da quello precedente e leggo le prime righe mi capita di provare un po’ di disorientamento e di nostalgia per l’autore che ho appena lasciato. Spesso mi capita di affezionarmi alla voce narrante, all’atmosfera, a quel particolare sguardo sul mondo, a quelle immagini e a quella sensazione di apertura che leggere mi restituisce. A volte capita che senta il mondo che mi viene proposto molto lontano da me, a volte molto vicino. In ogni caso vado avanti oscillando tra contrasti, fratture e calamite, avvicinandomi e allontanandomi da chi abita quel mondo ma rimanendo sempre dentro al legame che instauro con l’autore e con la sua immaginazione. Una volta letta l’ultima riga, quei contrasti e quelle calamite fanno parte di me, diventano finestre sul mio mondo interno: mi interrogano, mi scuotono, mi disturbano, mi accarezzano, mi consolano. Più il libro ha scavato dentro e più è difficile lasciarlo andare.
Così mi trovo a chiudere il libro concluso e dopo qualche tempo (a volte minuti, altre giorni o mesi) sono pronta per lasciarmi attirare dal nuovo afferrando una nuova mano a cui imparo ad affidarmi. Ogni volta leggere implica immergermi in un nuovo rapporto, accogliere la contaminazione, “lasciarmi accadere” nella danza a due e poi, infine, separarmi da quel legame. Per questo credo che la lettura alleni sì l’immaginazione, la creatività, l’ascolto e l’apertura ma anche la capacità di instaurare e mantenere una relazione così come di separarsene. Ci sono libri che si chiudono in modo netto, altri più dolcemente, altri in modo ambiguo: esattamente come capita nelle relazioni interpersonali. In ogni caso l’ultima riga di qualunque libro ci lascia a noi stessi, chiedendoci di elaborare una fine.
Leggere ci insegna a vivere.